Cari lettori di Linfanews, la ricerca molecolare procede spedita grazie ai fondi ad essa dedicati dalle Onlus Linfa, Ananas e dall’Ateneo di Padova con i quali ho potuto acquistare attrezzature sofisticate e reagenti di laboratorio. Tuttavia non ho intenzione di farvi un noioso riassunto dei dati (perchà© tediarvi? Siamo anche vicini al Natale…) perchà© spero di poterli presentare presto alla comunità  scientifica sotto forma di pubblicazione. Invece, vorrei spostare la vostra attenzione su questa immagine.

Il primo Neurofibroma in vitro

Il primo Neurofibroma in vitro

L’immagine del primo neurofibromain vitro ovvero in provetta che finalmente, dopo un anno di lavoro, siamo riusciti ad ottenere da cellule di pazienti. La peculiarità  di questo modello è che è tridimensionale ed è fatto da cellule fatte crescere esattamente nelle stesse condizioni in cui crescono nel paziente. Cosa c’è di tanto esaltante? A che cosa serve un tumore riprodotto in provetta? Perchà© tanta fatica per ottenerlo? Ebbene, a differenza di altri modelli già  esistenti che sono fatti di cellule “alterate” da infezioni che le rendono “immortali”, queste sono esattamente le cellule del paziente e quindi sono perfette 1) per lo studio delle prime fasi molecolari, al momento sconosciute, che portano alla formazione del tumore benigno ed in rari casi a quello maligno; 2) per selezionare con velocità  farmaci “diretti” contro il neurofibroma ed in seguito studiarne   la specificità  e l’efficacia evitando la prima fase di sperimentazione sul paziente; 3) per studiare farmaci “mirati” ad ogni singolo paziente testandoli direttamente sul neurofibroma in vitro ottenuto con le “sue” cellule da biopsia (fino ad ora abbiamo ottenuto almeno 5 neurofibromi in vitro da altrettante biopsie). Ora stiamo risolvendo problemi relativi alla conservazione del neurofibroma ed al tempo di formazione, che potrebbe essere ulteriormente accelerato con opportuni miglioramenti.  

Sono ricerche costose, è vero, che a mio avviso vale la pena proseguire mantenendosi strettamente in contatto con i laboratori che studiano la  neurofibromatosi,   così come con gli oncologi molecolari che studiano altri tipi di tumori. In questo modo ci si mantiene aggiornati su meccanismi e terapie senza lasciarsi convincere dal luogo comune che la neurofibromatosi in quanto rara sia scientificamente inesplorata ed i neurofibromi, in quanto   tumori unici nel loro genere, siano incurabili.

Federica Chiara