Ossigeno, Nobel e neurofibromatosi

A che ci serve l’ossigeno? Facile, si sa: a respirare. Meno facile forse è capire che cosa voglia dire respirare. Quando noi respiriamo, stiamo estraendo energia dalle sostanze nutrienti. Questa energia viene poi utilizzata dalle nostre cellule per svolgere tutte le loro attività: per vivere, insomma. Per questo l’ossigeno è così importante, ci permette di far funzionare il motore della vita, ci permette di avere abbastanza energia per poter crescere, muoverci, pensare, lavorare, far sport…tutto, insomma.

Il sangue trasporta ossigeno a tutte le nostre cellule, facendo in modo che ne abbiano costantemente a sufficienza. I livelli di ossigeno possono però variare, rischiando di danneggiare i nostri tessuti in modo anche irreparabile: troppo ossigeno può produrre radicali liberi, che fanno invecchiare e uccidono le cellule; troppo poco impedisce di respirare e di avere energia a sufficienza per i processi vitali.

Per questo motivo, l’evoluzione ha selezionato dei meccanismi che permettono alle nostre cellule di accorgersi quando i livelli di ossigeno stanno fluttuando, in modo da poter reagire a queste variazioni adattandovisi e minimizzando ogni possibile danno. La scoperta delle proteine che sentono le variazioni di ossigeno è stata quindi un passaggio fondamentale per chiarire uno dei meccanismi chiave della vita, ed è valsa il premio Nobel per la Medicina e Fisiologia di quest’anno (link in inglese: Premio Nobel Medicina e Fisiologia 2019) a William G. Kaelin Jr, del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, USA, Peter Ratcliffe dell’Università di Oxford, Regno Unito, e Gregg Semenza della Università Johns Hopkins di Baltimora, USA.

Queste scoperte hanno una grande importanza anche per la lotta contro i tumori, compresi quelli associati alle neurofibromatosi. Le cellule tumorali infatti crescono molto velocemente, formando masse che ingrandendosi si allontanano dai vasi sanguigni. Per poter continuare a crescere, queste cellule devono diventare capaci di vivere con poco ossigeno, usando proprio le proteine studiate dai vincitori del Nobel. Bloccando queste proteine si potrebbero eliminare selettivamente le cellule neoplastiche, in quanto solo loro hanno estremo bisogno di meccanismi di adattamento alla scarsità di ossigeno; le cellule dei tessuti normali, infatti, non hanno problemi di perfusione sanguigna.

Un ragionamento di questo tipo è alla base del progetto Togliamo energia al tumore”, portato avanti dal gruppo di ricerca del Prof. Andrea Rasola, del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Padova e sostenuto da Linfa. “Il lavoro degli studiosi che hanno vinto il Nobel per la Medicina di quest’anno è sempre stato per noi di grande ispirazione” dice Rasola. “Grazie alle loro scoperte, abbiamo potuto identificare due proteine che regolano il metabolismo dei tumori associati alle neurofibromatosi. Stiamo adesso studiando molecole che, bloccando l’attività di queste proteine, possano uccidere le cellule dei neurofibromi”.

Il lavoro del gruppo di Andrea Rasola, oltre che da Linfa, è finanziato dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro e dal Neurofibromatosis Therapeutic Acceleration Program, un ente affiliato alla Università Johns Hopkins di Baltimora a cui appartiene anche uno dei tre premiati, Gregg Semenza.

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