Nuovi passi avanti per comprendere l’origine molecolare dei gliomi ottici e individuare una terapia mirata

La comprensione delle basi molecolari del tumore è un passaggio obbligato per il disegno di terapie e protocolli terapeutici efficaci.

Nel caso dei gliomi ottici, l’estrema eterogeneità nella crescita e nella risposta ai farmaci ha sempre creato serie difficoltà nella scelta di una adeguata terapia, evidenziando la necessità urgente di un’accelerazione nello studio dei meccanismi molecolari che influenzino questa variabilità da tumore a tumore.

Il problema è particolarmente sentito nei pazienti affetti da neurofibromatosi, al 20% dei quali è diagnosticato il glioma delle vie ottiche, la cui prognosi è sempre difficile.

L’equipe del Neurofibromatosis Center (Washington University), sotto la guida del  Prof. David Gutmann, ha affrontato il problema creando modelli murini con gliomi ottici generati da specifiche “firme” genetiche che mimassero l’eterogeneicità dei tumori osservata in ambito umano.

Gli scienziati hanno scoperto che una delle principali caratteristiche di questi tumori, la capacità di crescere, non dipende dalle caratteristiche intrinseche delle cellule staminali contenute nel tumore ma dalla loro capacità di produrre segnali di richiamo di cellule del sistema immunitario, specifici linfociti T, le quali sarebbero le vere protagoniste nel conferire aggressività al tumore stesso.

In parole semplici, i ricercatori della Washington University hanno scoperto che, come altri tumori, anche le cellule tumorali del glioma sono in grado di richiamare le cellule immunitarie – delegate alla difesa dell’organismo da agenti esterni – ed ad ammaestrarle per favorire la crescita tumorale, in particolare la cellula chiamata microglia, parte integrante del tumore.

Il nuovo studio, pubblicato a fine maggio da Neuro-Oncology Journal, apre una finestra verso la speranza di potere mettere a punto anche per i gliomi ottici nuove strategie di “oncologia di precisione”, mirata a bloccare i segnali delle cellule tumorali che richiamano le cellule immunitarie e quindi a limitare la crescita tumorale.

Una delle idee proposte dal Professor Gutmann è quella di rallentare la crescita del tumore intervenendo su microglia e cellula T per evitare che diventino alleate delle cellule tumorali.

L’ambiziosa strategia prevede di riprogrammare le cellule T in modo che non solo non diano più supporto alla crescita delle cellule tumorali ma, anzi, agendo come cavalli di Troia, le attacchino direttamente.

Gli esperimenti sono attualmente in corso e noi seguiremo da vicino l’attività del Prof. Gutmann e del suo gruppo per informarvi prontamente degli ulteriori passi avanti che faranno.

Per scoprire di più sul lavoro del Prof. Gutmann e dei suoi collaboratori è possibile leggere l’articolo completo apparso sul sito della Washington University School of Medicines.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *