Congresso di Washington: i contributi scientifici più interessanti alla ricerca sulla neurofibromatosi analizzati dalla dr.ssa Federica Chiara

Dal 10 al 13 giugno Linfa ha partecipato alla “2017 NF CONFERENCE, From Process to Progress“, organizzata a Washington dalla Children’s Tumor Foundation.

E’ stata un’occasione eccezionale, in quanto si è trattato del più grande convegno sulle NF mai tenuto, con la partecipazione di oltre 400 specialisti di varie discipline. Anche per Linfa è stato un momento di visibilità , sia a livello scientifico, con la presentazione del progetto “Togliamo energia al tumore” da parte di Andrea Rasola e con la possibilità  di discutere con numerosi studiosi di tutto il mondo, sia a livello organizzativo. Come vi abbiamo annunciato nel nostro resoconto di giugno abbiamo potuto confrontarci direttamente con i vertici della Children’s Tumor Foundation, un’organizzazione di grande efficacia operativa che sta di fatto guidando la ricerca di punta sulla NF a livello globale.

Sul piano scientifico, fra le cose più interessanti vi voglio citare il lavoro di Thomas De Raedt, della Harvard Medical School di Boston, il quale studia gli effetti del sistema immunitario sui tumori maligni della guaina dei nervi periferici che si possono sviluppare dai neurofibromi plessiformi, i cosiddetti MPNST (malignant peripheral nerve sheath tumors). De Raedt osserva che durante la progressione di questo tumore, particolarmente aggressivo, l’organismo reagisce con una complessa risposta immunitaria, la quale potrebbe bloccare la crescita tumorale. Tuttavia le cellule immunitarie (linfociti) non riescono a penetrare nella massa tumorale, e non sono quindi efficaci. De Raedt identifica allora una miscela di molecole (tecnicamente: inibitori di MEK; BRD4 e PD1) che sono in grado di aumentare la motilità  dei linfociti, i quali possono quindi attaccare il tumore MPNST riducendone notevolmente il volume in modelli murini.

David Gutmann, della Washington University di St. Louis, Missouri, studia il glioma ottico, sempre in modelli animali, ed osserva che il microambiente in cui si trovano le cellule tumorali è cruciale per la loro crescita e per lo sviluppo del glioma. In particolare è necessaria un’impalcatura (la matrice extracellulare) rigida, e la presenza di cellule accessorie, dette della microglia, che rilasciano sostanze che stimolano la proliferazione delle cellule tumorali. Una di queste sostanze si chiama CCL5, e la sua inibizione riduce la massa tumorale. Gutmann nota che le bimbe hanno la stessa incidenza di glioma ottico dei bimbi, ma vengono trattate di più perchà© in media sono più gravi. Pensa quindi che ci debba essere un qualche co-fattore ormonale che aumenta la crescita tumorale. Infatti, provando ad inibire l’effetto degli estrogeni attraverso il blocco di una proteina chiamata ERb vede che il danno alla retina si riduce; di nuovo, ritiene che questo sia un effetto del microambiente tumorale, le cui cellule produrrebbero sostanze tossiche sotto l’azione degli estrogeni.

Aaron Schindeler, del Children’s Hospital di Westmead, Australia, studia il perchà© in una certa percentuale di bimbi NF1 si osservi debolezza muscolare. Osserva che nei modelli animali di NF i muscoli mostrano degli strani accumuli lipidici, e pensa quindi che la debolezza muscolare sia dovuta a questo strano effetto metabolico. Mette quindi i topi a dieta con pochi lipidi e con L-carnitina, la quale aumenta l’utilizzo dei grassi da parte delle cellule, e questi accumuli lipidici scompaiono.

Nancy Ratner, del Cincinnati Children’s Hospital, Ohio, identifica la proteina STAT3 come co-fattore nella crescita dei neurofibromi. Infatti un inibitore di STAT3 aumenta l’effetto di regressione del tumore osservato con il selumetinib, il farmaco che inibisce un’altra proteina, MEK, e che viene già  utilizzato in numerosi trial clinici. Purtroppo l’effetto dell’inibitore di STAT3 sulla crescita tumorale è per ora solo transitorio, sarà  quindi necessario studiare nuove molecole che la bersaglino con maggiore efficacia.

Roger Packer, del Children’s National Health System, di Washington DC, descrive il trial clinic nel quale il Selumetinib viene dato a pazienti con glioma ottico nei quali la tradizionale chemioterapia con carboplatino non aveva funzionato. In tutti i pazienti si osserva diminuzione del volume tumorale, senza effetti collaterali significativi.

Per maggiori dettagli potete trovare qui gli atti del congresso (in inglese):

http://www.ctf.org/images/uploads/news/17_NFConference-ebook.pdf

Ricordiamoci sempre, tuttavia, che si tratta di novità  ancora ad un livello sperimentale, e sarà  quindi necessario qualche tempo per passare a dei trial clinici e poi a dei protocolli terapeutici.

Dr.ssa Federica Chiara

Coordinatrice  del progetto di ricerca “Una sfida per la vita”  co-finanziato da Associazione Linfa Onlus.

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